02 Giugno 2005

Cenerinco: Quarta e ultima puntata #4

Torno’ a casa a piedi co’ tutta la tribù, dopo che ‘n camionista dell’interporto vedendola discretoccia e guasi ‘gnuda s’era fermato per tiralla su ma, sentito quanto ni puzzava ‘r fiato, l’avea lasciata lì ed era ripartito a razzo. Ner frattempo, ner palazzo reale, ir principe era turbato, inebetito e totalmente ‘nnammorato/a tratti quasi inzerbinito.
Doveva esse sua, a tutti ‘osti. Andó dal re, che rimase stupito della principesca chioma improvvisamente comparsa sur capo der principe - ir quale fino a du giorni prima lo chiamavano "Spaccapettine" ma visto in tele l’amato governatore del regno Bruttosconi decise di imitallo - ma comunque il re capì ir su irinunciabile desiderio e mise ir fido Sonopooscartro sulle tracce dell’amata. Egli avrebbe dovuto bussà a tutte le porte e tornà ar castello solamente recando seco la leggiadra pulzella. Ora, voi vi aspettereste magari anco che la ricerca della dolce donzella Cenerino andasse fatta colla scarpina di cristallo cor tacco a spillo eh??!!...sehhhh…ohhh! Ir pottino del granduca quando ir re ni comunio’ che avrebbe dovuto girà per tutto ir paese cor un gran popo’ di tegame e ‘na pagnotta di pane si rigiró di brutto in stile Gattuso e dicendo a muso duro che ir porta a porta cor una pentolata di fegatelli di cignale e un chilo di ‘asalingo ben cotto un l’avrebbe fatto, che lui a queste ‘ose un si sarebbe mai abbassato, che piuttosto sarebbe andato a fà ir Bianconiglio ner Paese delle Meraviglie d’Alice, o ir cameraman a Music Farm…. Ma difronte alla promessa di un giro sur Nautilus di Ventimila Seghe Sotto’ Mmari - voglio ride a convince ir capitano Nemo - e di una partecipazione ar prossimo firme di Rocco Siffredi (piu’ che altro fu questo a falli cambia’ idea). Fatto sta che la ricerca ebbe inizio. Ir granduca bussava ad ogni porta, proponeva ir su pentolon di fegatelli diacci, v’intingeva un pezzetto di pane, lo porgeva ad ogni fanciulla e ne attendeva pazientemente il rutteggio, annusandolo in cerca dell’autrice della soave, magica scarpetta di vella sera ‘ncantata. Di porta in porta, bussò un giorno a quella di Cenerinco. Appena capì chi fosse vell’omo e cosa stesse cercando, la matrigna chiuse a chiave la ragazzuola in camera sua…ma un s’accorse però che arcuni tarponi, vista la scena, n’avevin rubbato la chiave di tasca per portalla alla loro amica. Le du sorellastre fecin l’assaggio, ed alitonno sur muso del granduca du vampate peggio di Cernobil.

Ir granduca vacilló, po’ si riprese, ma sentenzió che nonostante i retrogusti di spinterogeno der Centoventotto e di cordonbleee della mensa dell’univerista’ nessuna delle due era colei che stava cercando. In quer momento, inaspettatamente, Cenerinco si precipitó giù dalle scale, gridando: Eccomi, sono io! Here i am! C’est moi! Sonopooscartro avanzo’ verso di lei, ma la perfida matrigna con una croslain degna del miglior Gion Sina (quello del vrestinghe ignoranti!) lo fece asca’ e ’arrovesciò tutto per le terra, pagnotta tegame e fegatelli.
Un è mia un probrema, esclamò la soave fanciulla, son avvezza anco a peggio. E, reuperato un poino di pane, lo struscio’ ‘n tera indove s’era sparso ir principesco ‘ondimento e lo divoró manco fosse stata all’Isola dei Famosi per quindic’anni. Questione di pochi attimi, e rifiató sur muso der granduca una tanfata inconfondibile, un misto di porvere da sparo, cureggia di stegosauro, scappamento dell’atobusse per Filettole ed eruzioni dello Stromboli. Un momento doppo, un tocco di bacchetta della Fata Wanna - che avea penzato: E ‘sta morta di fame, se un la chiappa ir principe, le rate come fa a pagammele?… - la riportò nelle meravigliose vesti di vella sera indimentiabile. Ir brav’omo un ebbe più dubbi: Fermi tutti, intimó, per volere der re dichiaro vesta fanciulla proprietà der principe; e se quarcuno dice pè, dopo avelli fatto vede’ tutte le puntate delle trasmissioni di Paolo Limiti, l’affogo ne’ ffegatelli veroddio. Fu così che Cenerinco venne tosto accompagnata ar palazzo reale. Colà fu accolta con grand’onori e, ar suono di tutte le ‘ampane, recata alla ‘amera der principe. E fu ‘ncatenata in ceppi a’piedi der principesco baldacchino, ‘ndove, ner mentre ir principe v’intratteneva instancabirmente le meglio phyie der reame, la fanciulla co’ ddu palettate di fegatelli e un tozzo di pane provvedette per tanti e tanti anni a tené lontani cor su possente fiato mosconi, zanzare tigri, tarantole, scorpioni e tafani predatori – artro che ‘r Fritte. Ar minimo sindaale, ma co’ contributi verzati, le ferie pagate e uno scatto d’anzianità onni trentavattranni.

E vissero tutti felici e contenti.

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